PUNTO 1
"FOR LA PORTA"
(FUORI LA PORTA)
Luogo emblematico di Civitanova e punto di ritrovo del paese. Il nome deriva dal fatto che fosse il luogo dove si trovava probabilmente una delle cinque porte dell’insediamento medievale e forse la più importante.
For la porta è il luogo degli appuntamenti – t aspett a for la porta – dove si prende il pullman e dove le persone, la sera e la domenica, si incontrano per chiacchierare, parlare di politica, del tempo, di sport.
In estate, un monumentale platano e un tiglio sono rifugio dal caldo e la piazzetta con le panchine rende piacevoli le conversazioni. Completano l’arredo della piazzetta la croce benedettina in pietra locale, scolpita da tale Cola di Civita Nova a testimonianza del soggiorno a Civitanova di San Bernardino da Siena, divenutone poi il patrono, e la fontana, recante sul fronte un verso del Cantico delle Creature e composta da numerose “cannelle” con acqua perfettamente potabile a testimonianza della ricchezza di acqua sorgiva di cui beneficia il paese.

PUNTO 2
"ALLA FIERIA A SAN FELICE TE L'ACCATT"
(ALLA FIERA DI SAN FELICE TE LO COMPRO)
In questo slargo di ben 111 metri il tratturo Lucera-Castel di Sangro entra nell'abitato di Civitanova.
Il 28 Agosto, primo giorno delle festività per San Felice Martire (compatrono del paese), in passato avveniva la grande fiera degli animali. In questo giorno avremmo potuto sentire il verso di centinaia di bestie diverse che, portate da ogni dove, venivano scambiate o vendute: i suoni dei campanacci si mischiavano alle grida delle contrattazioni e alle strette di mano che ne seguivano; i vecchi asini ingrigiti dagli anni venivano rimessi temporaneamente a nuovo grazie al nero di un po' di fuliggine e venduti come giovani puledri.
Questo era solo l'inizio della fiera.
Man mano che si saliva il paese in direzione della Chiesa, gli articoli cambiavano dagli animali ai tini (contenitori cilindrici di varie dimensioni) in legno. Civitanova, infatti, era un paese di tinari: mastri artigiani che dal solo legno grezzo creavano contenitori a tenuta stagna. Per poi passare al vasellame in ceramica e ai contenitori in rame dei famosi ramai di Agnone.
Il profumo dei cocomeri appena aperti dai venditori – che venivano accatastati sotto forma di grosse piramidi – avrebbe avvolto il visitatore che si fosse inoltrato nella calca della fiera; ma sarebbe anche stato stordito dalle grida degli ambulanti e da tanti odori diversi, come quello pungente della scapece (merluzzo sott'aceto) o quello dei famosi pomodori civitanovesi, coltivati ancora oggi.
Arrivando molto presto al mattino, il visitatore avrebbe potuto incontrare un asinello con uno strano carico nei piunzi (contenitori in legno adibiti al trasporto, che erano legati al busto) nei quali avrebbe potuto vedere il ghiaccio, una vera e propria rarità in un periodo in cui non esistevano frigoriferi. Alcuni uomini infatti alla fine dell'inverno erano saliti sulla montagna fino alla punta più alta – 1400 metri – e lì in una dolina carsica avevano scavato una fossa dove, dopo aver ammassato e schiacciato bene la neve, l'avevano ricoperta così da resistere fino all'estate, momento in cui veniva tagliata in blocchi, portata fino in paese e utilizzata per la famosa srbetta (sorbetto) - consumata per le festività di S. Felice – oltre che per i classici gelati.

PUNTO 3
ALLE CIERCHE MANCINE
(LE QUERCE MANCINE)
Il nome, usando un gioco di parole, è un po’ sinistro ma c’è una motivazione: gli anziani riuniti intorno al fuoco nelle sere d’inverno, con il vento che passando sotto le vecchie imposte assumeva strani suoni, quasi faceva tremolare la fiamma,
e la brace diventava rossa come il sangue, iniziavano a raccontare storie di streghe.
La leggenda vuole che in questo luogo si riunissero le streghe del paese per dare i loro sabba: rapito un bambino, lo portavano alle cierche mancine e, una volta acceso un grande fuoco, lo passavano “alla catena” colpendolo con i loro malefici, fino a quando, notte dopo notte, il bambino deperiva talmente tanto che il suo esile corpicino sarebbe passato appunto tra gli anelli di una catena, quelle usate nel camino per appendere il paiolo.
Questo luogo, in epoche più moderne, ha cambiato le sue funzioni: da macabre storie di secoli andati agli anni trenta del novecento quando questa strada, che dava il benvenuto a chi veniva da Roma o Napoli fino a Civitanova, fu ribattezzata
Viale del Duce (ancora oggi, anche se molto sbiadita, si legge sulla casa della curva la scritta Credere Obbedire Combattere).
Nel dopoguerra la strada fu rinominata Viale Arciprete Emilio Battista e negli anni settanta un uomo tornato dall’estero,
che tutti conoscevano con il nome di "Tonino", decise di aprire qui un bar ristorante chiamandolo Tony Le Querce.
Al bar ristorante aggiunse anche delle camere e divenne subito un grande successo, soprattutto grazie ai giovani
che lo preferivano alle cantine, le vecchie osterie del paese.
Tony Le Querce è ormai divenuto un locale storico del paese ed è ancora il preferito dei giovani civitanovesi.

PUNTO 4
"LE TERRAIN" (IL TERRAPIENO)
È uno dei luoghi più ricchi di avvenimenti nella lunga
storia del paese.
Il terrapieno era anticamente un muro del palazzo ducale che, a seguito di un violento terremoto, crollò riempiendo
con le sue macerie la parte davanti e creando così il cosiddetto terrapieno.
Agli inizi del secolo XIX, sul terrapieno, seduti ai tavoli del caffè, avremmo potuto incontrare personaggi illustri. Il senatore e medico Antonio Cardarelli, l’Accademico d’Italia Giuseppe Pianese e altri ancora che, venendo da Napoli, fecero sì che il luogo prendesse il soprannome di "Naplitte".
Coincidenza vuole che il paese di Civitanova condivida con Napoli il significato del suo nome: infatti in greco nea polis significa città nuova, che in latino viene tradotto come
Civitas nova.
Oggi nei locali del Palazzo Ducale sovrastanti il terrapieno sono ospitati, oltre a residenze private, l’ufficio postale e una biblioteca comunale.

PUNTO 5
"IL COLLE"
Considerato il centro storico del paese e il quartiere
più antico del paese.
Si caratterizza per essere un labirinto di vicoli, percorribili solo a piedi, che si sviluppano intorno alla Chiesa Madre. Molti di questi vicoli sono ciechi, altri invece riportano al punto di partenza oppure si aprono in piccole piazze.
Qui il visitatore potrà ammirare numerosi portali in pietra e decifrare i simboli in essi scolpiti. Oltre alla data di costruzione, infatti, vi sono delle figure o degli oggetti non casuali: molti alludono ai mestieri dei padroni di casa, come il martello o l’incudine per i fabbri; altri sono simboli antimalocchio, come i mascheroni con facce mostruose o che fanno la linguaccia; infine ci sono simboli di prosperità, come il vaso fiorito.

Presto un punto di Geocaching a Civitanova del Sannio: seguiteci!
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